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The Chelsea Hotel

today21 Luglio 2021 2

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Al Chelsea Hotel di New York si ama e si muore. Un edificio semplice di mattoni rossi ubicato sulla 23esima strada tra la settima e l’ottava avenue: nessuno potrebbe mai immaginare quante storie si celano dentro le sue mura. Eppure il Chelsea Hotel viene considerato l’unico albergo della Grande Mela dal passato illustre. Lì la storia si mescola con la leggenda. Musicisti, poeti, attori, girovaghi, le stanze del Chelsea Hotel sono state la residenza di famosi personaggi del mondo della letteratura, della musica, del cinema e del teatro. Per loro il Chelsea era una casa, per molti artisti lo è tuttora. Dylan, Hendrix, Patti Smith, Warhol, Kubrick, Basquiat, sono tante le celebrità che hanno trascorso notti, più o meno insonni, nelle sue stanze. Nel 1966 Andy Warhol girò “The Chelsea Girls”, un’opera composta da 12 brevi film girati nelle sue camere art decò dai soffitti altissimi. Sempre in quel periodo Bob Dylan compose la romantica “Sad eyed lady of the Lowlands”, dedicata alla moglie Sara.

In una delle sue stanze, nel febbraio del 1979, trovò la morte per overdose di eroina, Sid Vicious, il bassista dei Sex Pistols che pochi mesi prima, in un’altra stanza dell’albergo, uccise Nancy Spungen, la sua fidanzata. E come non ricordare, negli anni Sessanta, le notti d’amore tra Leonard Cohen e Janis Joplin, alla quale il cantautore canadese dedicò la sua “Chelsea Hotel n. 2” oppure quelle di alcuni anni dopo tra Patty Smith e Robert Mapplethorpe? L’elenco è infinito e scorrerlo tutto significa rivisitare uno spaccato della controcultura americana degli anni Sessanta e Settanta. Il Chelsea Hotel fu la casa di Milos Forman per tutto il tempo delle riprese del musical “Hair”, fu il rifugio di Janis Joplin e Stanley Kubrick. Arthur Clarke compose la sceneggiatura di “2001: odissea nello spazio”, mentre Jack Kerouac scrisse il best seller “Sulla strada”.

E ancora Hendrix organizzò festini trasgressivi, mentre Madonna vi ambientò numerosi scatti del suo libro-scandalo “Sex”. Le targhe commemorative appese sul portone ricordano, tra gli altri, Mark Twain, Thomas Wolfe, Dylan Thomas, Arthur Miller, Burroughs, che vi scrisse “Il pasto nudo”, e Bukowski.

Scritto da: alex

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